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Affitti in Australia nel 2026: quanto incidono davvero
Prezzi reali degli affitti in Australia nel 2026, competizione per trovare casa e quanto il costo dell’alloggio incide davvero sullo stipendio.
Il mercato degli affitti australiano nel 2026 è un sistema rotto. Vacancy allo ~1.2%, decine di candidature per ogni annuncio decente, e affitti che mangiano tra il 30% e il 60% dello stipendio. Benvenuto nel paese delle opportunità, prima trovati un posto dove dormire.
Come funziona in Australia? Nel 2026, il sistema è sbilanciato in modo così strutturale che anche gli australiani che lavorano da anni faticano a stare dentro. Figurati tu che sei ancora con le valige all aeroporto con un passaporto italiano e zero referenze locali.
Il Rent Report di Domain per il primo trimestre 2026 è uscito con dati che farebbero impallidire chiunque abbia affittato casa in Italia.
La vacancy nazionale è scesa allo ~1.2%, un minimo storico assoluto. Per capire cosa significa leggi attentamente: Un mercato equilibrato ha una vacancy tra il 4% e il 5%. Sotto l'1% i locatari non hanno praticamente nessun potere contrattuale. Il proprietario sceglie chi vuole, alle condizioni che vuole, e se non ti va bene c'è una fila di altre quaranta persone fuori dalla porta.
A Sydney l'affitto mediano per le case si è fermato a 800 AUD a settimana, con gli appartamenti a 750 AUD. È la prima volta in cinque anni che i prezzi si bloccano su più trimestri consecutivi, non perché il mercato si sia allentato, ma perché i locatari hanno letteralmente raggiunto il limite di quello che possono pagare. Il mercato non è migliorato. Ha solo smesso di peggiorare perché non c'era più margine.
A Melbourne succede qualcosa che non era mai successo prima, gli appartamenti costano più delle case. Gli affitti delle case si aggirano sui 590 AUD a settimana, mentre le unità appartamenti, monolocali, bilocali hanno raggiunto per la prima volta i 600 AUD, superando le case per la prima volta nella storia della città.
Perth ha una situazione più insidiosa nel mercato australiano del 2026. Registra la crescita degli affitti più forte tra tutte le capitali, con aumenti che continuano trimestre dopo trimestre senza rallentare.
Il motivo per cui questo è particolarmente preoccupante sta in un dettaglio tecnico che ha conseguenze pratiche enormi, Perth è l'unica grande città australiana che non ha ancora raggiunto il cosiddetto tetto di accessibilità, quel punto in cui gli affitti smettono di salire non perché l'offerta migliora, ma semplicemente perché i locatari non possono più permettersi di pagare di più.
Sydney e Melbourne hanno già colpito quel muro. Perth no.
Tradotto in termini pratici, mentre nelle altre capitali il mercato ha almeno smesso di peggiorare perché ha esaurito la capacità di spesa dei locatari, a Perth c'è ancora margine teorico di crescita. Il mercato non ha ancora trovato il suo limite. E finché non lo trova, gli affitti continuano a salire.
Per chi arriva convinto che Perth sia l'alternativa economica alle città più care purtroppo non è più cosi ormai da almeno 4 anni.

Quello che le medie nascondono
Le cifre sopra sono mediane, includono zone periferiche, mercati più accessibili fuori dai centri, situazioni diverse. La realtà per chi arriva e cerca casa in posizioni ragionevoli rispetto al lavoro è più dura.
Una stanza in condivisione nelle zone centrali delle città principali costa tra 280 e 450 AUD a settimana. Condividere casa non è più una scelta di stile di vita è l'unica opzione accessibile per la maggior parte di chi arriva. Un monolocale o bilocale per single va da 700 a 1.100 AUD a settimana a seconda della città. Per affittare un appartamento tipico a Sydney senza entrare in stress abitativo, serve un reddito lordo di circa 135.000 AUD all'anno. Lo stipendio mediano australiano è circa 80.000 AUD. Fai tu i conti.
Per una famiglia di tre o quattro persone, gli affitti oscillano tra 800 e 1.400 AUD a settimana. Le zone con affitti accessibili per redditi normali si trovano tipicamente a 30–40 chilometri dal centro con tutto quello che significa in termini di trasporti, tempo e qualità della vita quotidiana.
Il vero problema? Non ci sono case!
Con una vacancy nazionale allo 1.2%, il mercato australiano degli affitti è tecnicamente al collasso. Una crisi strutturale che si aggrava ogni anno perché l'offerta non riesce a stare dietro alla domanda.
CBRE prevede che gli affitti mediani degli appartamenti nelle capitali australiane cresceranno tra il 24% e il 27% tra il 2025 e il 2030. Entro il 2030, il 92% dei bilocali nelle capitali avrà un affitto superiore a 700 AUD a settimana, con un terzo che supererà i 1.000 AUD. La vacancy delle capitali è prevista scendere ulteriormente all'1,1% entro il 2030, praticamente la metà della media del decennio precedente.
Il motivo è semplice, l'Australia costruirà circa 60.000 appartamenti all'anno tra il 2025 e il 2030. Ne servirebbero 75.000 per stare al passo con la crescita della popolazione. La forbice si allarga ogni anno, e nessuna politica abitativa in vista ha la scala per chiuderla in tempi brevi.
L'iter per trovare casa, le cose scomode da dire
Affittare casa in Australia non è come rispondere a un annuncio e fare un sopralluogo. È un processo formale che ricorda più una selezione lavorativa che una ricerca abitativa. E per chi arriva dall'estero, è un processo progettato non intenzionalmente, ma strutturalmente per escluderti.
Per candidarsi a una casa devi preparare un dossier completo, documenti di identità, lettera di presentazione personale, estratti del conto bancario degli ultimi tre mesi, buste paga o prove di reddito, referenze del datore di lavoro attuale, referenze di landlord precedenti, e in alcuni casi una lettera di un garante.
Il problema per chi arriva da zero è evidente senza bisogno di spiegarlo, non hai referenze australiane, non hai uno storico lavorativo locale, non hai un conto bancario con una storia di entrate stabili. In un mercato dove ogni annuncio riceve tra venti e cinquanta candidature in poche ore, chi non ha queste cose viene scartato, spesso senza nemmeno una risposta.
Gli open inspection le visite agli appartamenti aperte a tutti per 15–20 minuti, sono eventi collettivi in cui si formano file di decine di persone, ognuna con la cartella dei documenti in mano e la faccia di chi sta facendo il colloquio più importante della propria vita. Perché in un certo senso lo è.
Una precisazione che dobbiamo fare:
Prima di parlare di mercato degli affitti, vale la pena mettere in contesto una cosa che spesso si dà per scontata senza verificarla.
Al 30 giugno 2025, il 32% della popolazione australiana, circa 8,8 milioni di persone su 27,6 milioni è nato all'estero. Non il 40% come si sente spesso dire, il 32%, che è comunque il dato più alto dal 1891. Uno su tre australiani è immigrato. È un paese costruito strutturalmente sull'immigrazione, lo è sempre stato.
Detto questo, sarebbe disonesto non riconoscere che una crescita così rapida, il net overseas migration è stato di 306.000 persone nel solo 2024–25, dopo il picco record di 429.000 dell'anno precedente ha creato pressioni reali sul mercato abitativo. Più persone che arrivano velocemente significa più domanda di case in un mercato che non riesce a costruire abbastanza in fretta.
Il problema è la velocità con cui è cresciuta rispetto alla capacità del sistema di adattarsi. Infrastrutture, case, servizi, tutto ha bisogno di tempo per scalare. Quando la domanda cresce più in fretta dell'offerta, i prezzi salgono. È matematica, non politica.
Aggiungi a questo alcune dinamiche specifiche, abusi del sistema di sponsorship familiare, documenti non sempre verificati con la dovuta attenzione, politiche di immigrazione che in certi periodi hanno privilegiato i numeri sulla qualità dei controlli, ottieni un mercato degli affitti che si è irrigidito anche per chi arriva in modo corretto e trasparente, come stai facendo tu.
Non è colpa tua. Ma è il contesto in cui arrivi. E conoscerlo ti permette di muoverti con più consapevolezza, invece di scoprirlo a tue spese quando sei già lì con il bagaglio in mano.
Quanto incide l'affitto sullo stipendio ?
In Australia si considera stress abitativo quando si spende più del 30% del reddito lordo in affitto. Circa 1,26 milioni di famiglie a basso reddito erano già in stress abitativo nel 2024–25. Ma il problema si è esteso ben oltre i redditi bassi, chi guadagna 70.000 AUD all'anno dovrebbe spendere più della metà del proprio reddito sull'affitto mediano nazionale. Anche chi guadagna 100.000 AUD è in difficoltà in molte zone.
Vediamo i possibili scenari:
Scenario 1: Stanza in condivisione Guadagni 1.000 AUD netti a settimana. Ne dai 350 al proprietario per la stanza, altri 250 se ne vanno tra cibo, trasporti e telefono. Ti restano 400 AUD. Sembra gestibile finché lavori ogni settimana, finché non ti ammali, finché non succede niente. Una settimana di lavoro in meno e quei 400 AUD spariscono. Non stai risparmiando. Stai camminando su un filo.
Scenario 2: Da solo in un monolocale a Melbourne Guadagni 1.200 AUD netti a settimana, già meglio. Ma il monolocale ti costa 650–700 AUD. Aggiungi 250 di spese base e ti restano 250–300 AUD a settimana. Paghi le bollette, mangi, prendi il tram. Fine. Niente risparmio, niente imprevisti, niente vita sociale degna di questo nome. Tecnicamente non sei in crisi. In pratica lavori esclusivamente per pagare il tetto sopra la testa.
Scenario 3: Famiglia In due guadagnate 2.000 AUD netti a settimana. La casa vi costa tra 900 e 1.200 AUD. Le spese base tra 400 e 500. Nel migliore dei casi vi restano 700 AUD, nel peggiore 300. Con figli, quel margine si comprime ulteriormente ogni mese. E se uno dei due perde il lavoro anche solo per due settimane, non state gestendo un imprevisto. State gestendo una crisi.
La cosa che nemmeno chi guadagna bene riesce più a fare
C'è un segnale che vale più di qualsiasi statistica, persone con redditi superiori ai 100.000 AUD all'anno, ben oltre la mediana australiana, stanno tornando a condividere casa perché gli affitti nelle zone ragionevoli hanno superato quello che anche uno stipendio alto può coprire comodamente da solo.
Tu, appena arrivato con un WHV o Student VISA con tre settimane di storia australiana alle spalle, sei in fondo a quella fila.
Come usare queste informazioni prima di partire
La regola pratica per non entrare in stress abitativo è semplice, l'affitto non dovrebbe superare il 30% del reddito netto settimanale. Tra il 30% e il 40% è accettabile ma da monitorare. Sopra il 40% sei in territorio di rischio e in Australia, con i numeri attuali, ci si arriva molto più in fretta di quanto si pensi.
La strategia controintuitiva che funziona è questa, non cercare casa subito. Trova lavoro prima, capisci qual è il tuo reddito reale nella città che hai scelto, poi scegli dove vivere in base a quello. Chi fa il contrario, e lo fanno quasi tutti, sceglie la casa prima di avere un reddito stabile, si ritrova in una zona sbagliata con un affitto che pesa troppo, e senza la flessibilità di spostarsi quando la situazione lavorativa cambia.
In Conclusione
Questi dati non li abbiamo inventati noi. Vengono dal governo australiano che è anche il primo a riconoscere pubblicamente che il mercato abitativo ha un problema serio, strutturale e non risolvibile in tempi brevi.
Quindi la prossima volta che qualcuno cerca di venderti l'Australia come il paese dove tutto è possibile e tutto è facile, ricordati di questo articolo. Non ti salverà la vita, ma potrebbe salvarti qualche anno di scelte sbagliate, budget bruciati e aspettative che il mercato reale non ha nessuna intenzione di rispettare.
I sogni che si comprano facilmente. Li paghi tu, non chi te li vende.
Questo articolo è basato su dati ufficiali e verificabili.
Australian Bureau of Statistics – Australia's Population by Country of Birth, giugno 2025
CBRE – Apartment Vacancy and Rent Outlook H2 2025/marzo 2026
Australian Institute of Health and Welfare – Housing Affordability 2025
Everybody's Home – Rental Affordability Crisis extends to six-figure salaries
ABS – Net Overseas Migration 2024–25
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